Il 12 dicembre 2010, alle 18:22:33 UTC, Satoshi Nakamoto pubblicò il suo ultimo messaggio sul forum BitcoinTalk.
“Added some DoS limits, removed safe mode.”
Nessun addio solenne, nessuna dichiarazione filosofica finale. Solo un aggiornamento tecnico, asciutto e preciso. Aggiunte delle limitazioni per prevenire attacchi Denial of Service, rimossa la “modalità sicura”.
In quel momento, nessuno sapeva che quelle sarebbero state le sue ultime parole pubbliche rivolte alla comunità che aveva creato. Satoshi non scomparve con un botto, ma svanì nel codice, lasciando che la sua creazione camminasse sulle proprie gambe.
Il significato del silenzio
La scomparsa di Satoshi è stata forse il suo dono più grande a Bitcoin. Rimuovendo la figura del “creatore” o del “leader”, Satoshi ha garantito che Bitcoin potesse diventare veramente decentralizzato. Non c’è un CEO da citare in giudizio, non c’è una fondazione centrale da corrompere, non c’è un volto su cui le autorità possono fare pressione.
Satoshi capì ciò che molti fondatori di criptovalute moderni faticano ad accettare: per essere veramente “incensurable money”, il creatore deve diventare irrilevante.
15 anni dopo
Oggi, a quindici anni da quel messaggio, Bitcoin non è più un esperimento oscuro su un forum di crittografia. È una riserva di valore globale, adottata da istituzioni, nazioni e milioni di individui.
Ma quel messaggio del 12 dicembre rimane un memento potente. Ricorda le origini umili di questa rivoluzione e l’etica di chi l’ha iniziata: code is speech, e le azioni valgono più delle parole.
Satoshi se ne è andato mentre il mondo guardava altrove, assicurandosi che quando avremmo finalmente guardato, avremmo visto solo Bitcoin.
